Viviamo in una cultura ossessionata dall’idea di “potere”.
Riprenditi il tuo potere. Vai avanti. Non guardarti indietro.
Questi messaggi possono essere utili, a volte. Ma diventano sterili quando vengono usati come forme di evitamento, come se la vita fosse una gara in cui conta chi raggiunge per primo il traguardo, e non il percorso fatto per arrivarci.
La vita non è un podio.
È un processo.
E un processo richiede significato, non solo velocità.
Da un punto di vista logico, non è possibile integrare un’esperienza se la si salta. Il cervello e il sistema emotivo hanno bisogno di coerenza per poter chiudere un ciclo interno:
– cosa è successo,
– cosa ho provato,
– perché ho reagito in quel modo,
– cosa questo dice sui miei bisogni.
Senza questi passaggi, “andare avanti” non significa guarire. Significa semplicemente spostare la stessa ferita in un contesto diverso, in una relazione diversa, in una storia diversa.
Può essere difficile comprendere perché un’altra persona si comporti in un certo modo.
Perché dica una cosa e ne faccia un’altra.
Perché si avvicini e poi si allontani.
Ma esiste una domanda molto più importante, e molto più scomoda:
perché mi comporto io nel modo in cui mi comporto?
Perché scelgo di restare dove fa male?
Perché lì esiste un attaccamento. Perché esiste una speranza. Perché esiste un bisogno che non è ancora stato visto.
Perché scelgo di andare avanti senza comprendere cosa accade dentro di me?
Perché comprendere richiede restare nel disagio. Nella confusione. Nella perdita di controllo.
Perché sono più interessato al “perché” dell’altro che al mio?
Perché analizzare l’altro mi dà l’illusione del controllo. Mi mantiene occupato all’esterno, così non devo guardare dentro di me.
Il vero “potere” non è trionfare.
Non è dimostrare che hai superato tutto.
Non è mostrare che stai bene.
Il vero potere è la capacità di restare presente con te stesso quando le cose non sono chiare, quando sono scomode, quando sono irrisolte.
Questo non è uno slogan. È lavoro interiore.
Forse la direzione non è affrettarsi a chiudere i capitoli,
ma imparare a chiederci più spesso il nostro perché, e meno quello degli altri.
Non smetti di andare avanti quando cerchi di comprendere.
Al contrario, è proprio lì che inizi davvero ad andare avanti.